Il Sindaco di San Lorenzo.
Intervista ad Angelo Saracino
Scritto da Petrolio,
lunedì 8 febbraio 2010
[Testo di Francesco Schiavone. Grazie, Francesco Schiavone!]
Angelo Saracino “Angiulino” non è un semplice sacrestano, ma un Sindaco da ormai 6 mandati, eletto implicitamente per acclamazione popolare. Anno dopo anno lo abbiamo visto allevare la maggior parte dei ragazzi del quartiere San Lorenzo a forza di piccoli lavoretti, calcio e buona educazione. È uno di quei personaggi che ormai non esistono più, in grado di compiere giorno dopo giorno quei piccoli gesti rituali che sostengono una piccola comunità. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come e quanto sia cambiato il quartiere San Lorenzo (la “167″, come alcuni lo chiamano con timore o disprezzo) in questi ultimi 35 anni.
Tu non sei stato solo partecipe ma protagonista di questo periodo storico, avendo visto crescere qui centinaia di ragazzi. Cos’è il quartiere San Lorenzo?
Innanzitutto la questione nome è sempre stata una mia battaglia sin dalla nascita del quartiere. Il termine “167 ” veniva e viene usato in senso spregiativo. In realtà, per come viene intesa, “167″ può essere anche il viale o altre zone-bene di Francavilla. Qualcuno in passato ha forse voluto criminalizzare ad arte questo quartiere. Per esempio, le aiuole di viale Abbadessa sono state realizzate negli anni ‘80 e da allora nulla è stato più realizzato, non è stato necessario ripiantare alberi o piante. Questo rappresenta un ottimo biglietto da visita. La zona San Lorenzo è la voce di una città nella città, una microsocietà con il suo senso di solidarietà, la sua organizzazione ed il suo senso di appartenenza.
Il tuo ruolo sociale è stato quello del sacrestano della parrocchia San Lorenzo. Quanto ha influito la presenza di un oratorio in questo quartiere?
La presenza della parrocchia, l’unico centro di aggregazione della zona, è stato forse il motivo principale per cui oggi qui possiamo parlare di quartiere San Lorenzo e non di “167″. All’inizio i ragazzi dicevano “Vado a Francavilla” quando si andava in centro, perché c’era quel senso di distacco dalla città, fenomeno che sembra esistere tutt’ora per alcune Amministrazioni. Il quartiere non è ancora del tutto integrato.
In trent’anni il quartiere non è stato dotato di infrastrutture in grado di rispondere ai bisogni degli abitanti. Come possiamo spiegare un fenomeno del genere?
Non dovresti chiederlo a me. Negligenza, mancanza di attenzione nei confronti delle questioni sociali e forse la capacità del quartiere di non creare mai particolari problemi, motivo per cui non c’è mai stata una reale volontà di realizzare qui un centro sportivo o comunque un centro di aggregazione alternativo all’oratorio. Paradossalmente la parrocchia ha forse delle responsabilità rispetto al mancato sviluppo: se non avesse lavorato per rendere questo quartiere meno “167”, forse le Amministrazioni comunali avrebbero fatto qualcosa in più per rispondere alle devianze ed alle emergenze sociali di questo posto.
A Francavilla si è verificato lo stesso fenomeno di altre città. Con la legge n.167 del 1962, che prevedeva la costruzione di alloggi popolari per le fasce della popolazione meno abbienti, si è compiuta una forma di ghettizzazione. Voi operatori culturali avete riscontrato dei problemi di devianza o di abbandono dei ragazzi da parte delle famiglie o delle politiche sociali soprattutto nelle fasce più deboli?
Nelle zone più remote del quartiere, come piazza Bachelet, non è stato mai realizzato nulla. La ristrutturazione delle facciate è interesse delle società proprietarie delle case, poiché come si vocifera, quegli immobili saranno venduti, facendo esplodere un ulteriore problema. Per quale motivo non risolvono la questione più preoccupante di quella zona? Quei terreni sono stati concessi dal Comune ad alcune società per la costruzione di palazzine, mentre il terreno circostante non è del patrimonio comunale ma delle società. Allora si verifica un conflitto poiché il Comune non può sistemare le strade che non fanno parte del suo terreno e la gente subisce questa situazione. L’Amministrazione comunale dovrebbe inchiodare le società di gestione alle proprie responsabilità e costringerle a sistemare le strade davanti a quelle palazzine. D’altro canto la gente che ci abita è umile e non ha mai avuto la capacità di organizzarsi in un movimento per premere affinché il problema venisse risolto.
Questi sono problemi che non interessano solo le periferie, ma investono sempre più anche il centro della città.
Il quartiere non è male, manca solo la buona volontà e un po’ di oculatezza nella gestione e nella realizzazione dei progetti. Qualcuno forse si arrabbierà, ma mi sento di dire che qui è possibile trovare ancora alcuni valori che forse in centro si sono persi: l’amicizia, il rispetto per le persone, l’umiltà.
Qual è secondo te la prima cosa di cui avrebbe bisogno il quartiere San Lorenzo?
Innanzitutto far funzionare le strutture già esistenti, come quella affianco alla chiesa concessa in uso temporaneo in attesa del termine dei lavori. Io ho 61 anni e prima di morire vorrei che questa struttura iniziasse a funzionare, perché penso che un centro di aggregazione ben strutturato potrebbe “mettere in difficoltà” Francavilla: qui c’è tanta gente che vuol lavorare per migliorare le cose e sarebbe uno stravolgimento per il quartiere riuscire nell’impresa di creare un polo alternativo al centro.
A differenza di altre zone di Francavilla, qui è più frequente la commistione fra ragazzi di diverse classi sociali. Tu che ne hai visti crescere tanti, cosa provi nel vederli adulti, magari con una famiglia?
Molti di quelli che si sposano e magari vanno via li riconosco a stento, ma vederli venire qui, magari durante le vacanze natalizie, a salutarmi con tanto calore mi ripaga di tutti i sacrifici fatti in questi anni. Ricordo con piacere un aneddoto. Anni fa un ragazzino mi rompeva spesso il contatore dell’acqua di casa finché non si avvicinò all’oratorio. Ci fu un torneo al campo sportivo tra le squadre delle diverse parrocchie e ad un ragazzo della nostra squadra sparì un paio di scarpe. Il giorno dopo questo ragazzino mi riportò le scarpe confessandomi che non era stato lui e che aveva rimproverato l’autore del furto dicendogli che non era giusto ripagare me in quel modo, visto tutto quello che facevo per loro. È uno dei ricordi che conservo con più orgoglio.
In questa chiesa si sono susseguiti cinque sacerdoti dalla personalità spiccata come Padre Giuseppe Colazzo, Don Pietro Chirico, Don Franco Candita, Don Michele Pastore, fino ad arrivare all’attuale, Don Domenico Panna. Senza mancare di rispetto per gli altri, quale dei cinque ha lasciato più il segno?
Ognuno ha sempre dato qualcosa di nuovo: chi l’umiltà e il lavoro, chi la spiritualità, chi la freschezza e chi l’azione. Si sono completati l’un l’altro.
Ma in fondo c’è un po’ di rivalità con le altre parrocchie? E se doveste giocare un derby con un’altra parrocchia, quale scegliereste?
La rivalità non è tra le parrocchie, ma tra le persone, ed è umano. Noi ad esempio facciamo il presepe vivente da 17 anni ed è il nostro orgoglio. Qualcun altro ha voluto imitarci, ma purtroppo non ha funzionato, tanto che ogni anno i visitatori del nostro presepe aumentano. Posso solo dire che la nostra è una realtà unica, trovandosi in un quartiere che ha i suoi problemi e la sua organizzazione e penso che difficilmente mi troverei bene in un’altra parrocchia francavillese; non la sentirei mia come questa.
Io qui ho visto tutti i mondiali di calcio del 2006. Al di là della vittoria, è stata magica l’atmosfera che si era creata, tanto da avere l’impressione di vedere la partita con i parenti quando in realtà c’erano circa un centinaio di persone. Una grande famiglia, insomma. Questo potrebbe succedere in altre parti della città?
Questa è la risposta che il quartiere è in grado di dare alla diffidenza generale; un’ospitalità ed un rispetto d’altri tempi, direi. Tutte queste occasioni hanno avvicinato il quartiere alla città, aumentando la convinzione che il San Lorenzo non è così pericoloso come si dice. E la gente che veniva dalle altre zone di Francavilla lo avvertiva. La distruzione del luogo comune è merito degli stessi abitanti del quartiere che anno dopo anno hanno lavorato duramente per far conoscere questa parte di Francavilla per come è realmente. La criminalità vera e propria non abita di sicuro qui.
Prima di lasciarci: hai individuato un erede, uno che venga qui mattina e pomeriggio ad aprire la parrocchia, a dare il pallone ai ragazzi, a dire “‘ndiamooo!!!” quando è ora di andare a casa?
Perché, volete farmi fuori? Scherzi a parte penso che non ci possano essere due persone uguali; in questa parrocchia ci sono tanti giovani che si sono integrati e che sarebbero in grado di tenere in vita le tante attività in corso. Allo stesso tempo anche i tempi sono cambiati e i genitori che portano qui i propri figli conoscono ormai l’ambiente e tutti i ragazzi che mi aiutano; non sono più, per fortuna, l’unico punto di riferimento.
Ci salutiamo dandoci appuntamento per i prossimi mondiali in Sudafrica. Francavilla è invitata!
Tags: 167, angelo saracino, francavilla fontana, san lorenzo, sudafrica 2010
febbraio 9th, 2010 at 19:01
Sudafrica 2010?
febbraio 9th, 2010 at 20:51
Sudafrica 2010!
febbraio 10th, 2010 at 19:51
Non mi sorprende la mancanza di commenti seri su di un argomento
così martoriato come “la zona 167″ di Francavilla Fontana.
D’altronde in generale il menefreghismo a Francavilla ha sempre regnato
imperante, soprattutto considerando che tutto è partito (come al solito)
da una malsana idea di qualche politologo di turno con l’intento
di emarginare i concittadini più poveri e/o comunque bisognosi
di una casa in un quartiere staccato ed emarginato dalla città.
Tra l’altro il triste fatto di cronaca nera avvenuto nel periodo delle
feste di Natale ne è la prova lampante.
E non si deve prendere in giro la gente circa la realtà dei fatti:
fino a pochi anni fa il quartiere non figurava manco nelle
cartine ufficiali della città date in distribuzione alla gente.
La cosa più brutta è il totale abbandono e degrado che questo
quartiere periferico ha iniettato nelle anime dei residenti stessi. Costoro
sono ormai assuefatti ad uno stato di rassegnazione tale che vivono
come se fossero reietti dalla società “perbene”. Non c’è nessuna
volontà da parte loro di ribellarsi alla loro stessa situazione,
essendo ormai inquadrati nel loro quartiere ghetto.
febbraio 11th, 2010 at 09:42
Vi può sembrare strano, stranissimo, arcistrano però, questa volta, è la politica che tende una mano ai cittadini.
È una occasione da non perdere: sabato 13 febbraio nel salone delle opere parrocchiali della chiesa di San Lorenzo “zona 167” si terrà il primo incontro sulla rigenerazione urbana.
A quelli che non sono aggiornati spieghiamo, in sintesi, che la rigenerazione urbana è la presenza del cittadino, delle associazioni, delle scuole, ecc. sulle questioni socio-ambientali che riguardano la nostra città.
Approfittiamo di questa opportunità, una presenza massiccia darebbe dei segnali forti alla politica “tutta” che sui problemi socio-ambientali è stata completamente assente.
Ci si presenta un’opportunità, non buttiamola all’aria. Dopo aver ascoltato l’intento degli attuali amministratori, attrezziamoci per formulare proposte, ricordandoci che vanno necessariamente seguite. Solo così possiamo essere non solo grati ma vicini all’impegno di Angelo Saracino e quindi a tutta un’intera comunità che più di altri vive il disagio sopra descritto.
febbraio 11th, 2010 at 16:18
Scusa Savino, ma riguarda tutta Francavilla o in particolare il quartiere san lorenzo? Che Tu sappia si è provveduto a diffondere l’invio all’assemblea alle famiglie e abitanti del quartiere?
febbraio 11th, 2010 at 18:36
francavillese_DOC:
Tra l’altro il triste fatto di cronaca nera avvenuto nel periodo delle
feste di Natale ne è la prova lampante.
Di cosa si tratta?
febbraio 12th, 2010 at 12:07
Di una cosa brutta:
http://tinyurl.com/yh8vvyx
http://tinyurl.com/yeeu4kn
febbraio 12th, 2010 at 12:13
La notizia della “venuta” del sindaco nel quartiere 167 era
giunta anche a me tramite un informatore personale.
Effettivamente la cosa poteva essere pubblicizzata
un po’, almeno per far conoscere ai cittadini del centro
che esistono dei concittadini sbattuti lontano.
Beh, dopo 17 (diciassette) anni qualcuno si è ricordato dell’esistenza
di questa zona dimenticata di Francavilla Fontana. Verrebbe da dire
alla buon’ora.
Ci voleva Petrolioblog per smuovere un po’ le acque putride!!!
febbraio 14th, 2010 at 13:53
Ultimo aggiornamento per la cronaca.
Venuto il Sindaco, è stato letteralmente subissato di richieste, molte relative a:
problemi vari del quartiere; dispersione scolastica e sociale dei ragazzi;
interventi urgenti sulla condizione delle strade, degli impianti di illuminazione;
mancanza ormai cronica della presenza dei vigili urbani; mancanza di servizi
utili ai residenti; ecc…
Alla fine le parole del Sindaco sono state: “Non ci sono soldi.”.
E se ne andato.
Ammappette, credo che per altri XX anni per gli abitanti del quartiere
San Lorenzo rimarrà tutto IMMUTATO.
febbraio 26th, 2010 at 11:04
1 6 7…senza “timore” nè “disprezzo”…sei paurosamente ovvio, caro schiavone…